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Gli anni ’90

Dal punto di vista musicale, il Novecento è stato un secolo marchiato indelebilmente dal contributo dell’America. In quello straordinario laboratorio multietnico l’alambicco della storia ha donato all’umanità nuovi linguaggi capaci di rivoluzionare il modo di sentire e intendere la musica.
Una costante nella storia della musica a stelle e strisce è il bisogno di alimentare, nei vari periodi, la diffusione di sentimenti, attitudini, stili di vita e di consumo. I volti degli artisti cui è affidato il messaggio entrano in breve nell’immaginario collettivo, spinti dall’industria nella maggior parte dei casi, in maniera naturale e spontanea solo in rari ma straordinari momenti. Dell’ultimo di questi “straordinari momenti” della canzone americana Smells Like Teen Spirit è effettivamente il più potente simbolo. Il brano in questione determinò l’ascesa irresistibile di Kurt Cobain, Chris Novoselic e David Grohl verso una popolarità assolutamente planetaria. Nessun particolare battage pubblicitario, solo un banale giro di due accordi ad aprire un brano dalla potenza devastante. I due accordi di Smells Like Teen Spirit innescarono il tam tam tra i giovani di tutto il mondo, diventando il medium per la propagazione del fenomeno del grunge.
Veniva così alla luce il disagio di una nuova generazione di americani, figli della spietata, darwiniana logica dei dettami del reaganismo applicati alla politica economica interna: liberismo selvaggio al servizio dell’affermazione mondiale del sistema produttivo americano, con buona pace delle sicurezze di tutti gli anelli deboli dello stesso. E se altre band, in primis i Pearl Jam, hanno incarnato il desiderio presente nel movimento grunge di una nuova spiritualità, dei Nirvana restano tre album (Bleach, Nevermind e In Utero) in studio che costituiscono un unico, cinico, spaventoso urlo di dolore. E anche chi aveva giudicato con sufficienza quel lamento dovette necessariamente ricredersi alla notizia del suicidio di Kurt Cobain nel 1994.
Una morte allucinante, inspiegabile attraverso il metro della pura razionalità. Un ragazzo idolatrato dai coetanei, che aveva raggiunto lo status di rockstar sognato da milioni di giovani musicisti in tutto il mondo, aveva deciso di farla finita. Quali siano stati i reali motivi alla base della tragica decisione poco importa. Il fatto è che, come purtroppo è avvenuto tante volte nel rock, la morte dell’artista suggellava l’acquisizione da parte sua del raro status di “mito”, cristallizzando in una dimensione ormai senza tempo tutto ciò che egli in vita aveva fatto. E, “esaltato” dalla morte del cantante, anche l’inno Smells Like Teen Spirit si è ritrovato a godere di una nuova, tragica, ma soprattutto simbolica valenza.
I Nirvana spuntano dall’anonimato di Aberdeen nello stato di Washington nel ’91 per vendere nove milioni di copie in tutto il mondo con “Nevermind”, l’album il cui suono e le cui melodie incarnano la confusione, la frustrazione e la passione del fenomeno che sarebbe presto stato battezzato “Generazione X”…

Tratto da un articolo reperibile al sito:http://www.aliek.com/nirvana/articoli_nirvana_kurt_cobain/nirvana_cio_che_resta_degli_anni_90/

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