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No Logo

 Solitamente, le notizie su questa rete globale di logo e prodotti naufragano nell’euforica retorica commerciale del villaggio globale, luogo incredibile in cui popolazioni tribali delle più lontane foreste pluviali battono freneticamente sulle tastiere dei portatili, nonne siciliane fanno e-business, e i “global teens” ( adolescenti globali ) condividono, per usare una frase del sito Levi’s, “a world-wide style culture” ( una cultura di stile mondiale ). Tutte le grandi aziende, dalla Coca-Cola alla McDonald’s alla Motorola, hanno modellato la loro strategia di marketing attorno a questa visione post-nazionale, ma è la campagna dell’IBM “Soluzioni per un piccolo pianeta” quella che esprime nel modo più eloquente la promessa di un globo collegato dai logo.
Non c’è voluto molto perchè si spegnesse l’eccitazione ispirata da questa lettura eccessivamente entusiastica della globalizzazione, rivelando le crepe e le spaccature che si celano dietro l’aspetto lucente. Negli ultimi quattro anni, qui in Occidente abbiamo avuto sempre più la percezione di un’altra faccia del villaggio globale, dove il divario economico è sempre più ampio e sempre più ridotte sono le scelte culturali.
Si tratta di un villaggio in cui alcune multinazionali, lungi dal voler livellare e uniformare le regole del gioco con lavoro e tecnologia per tutti, stanno invece sfruttando i Paesi più poveri per ottenere guadagni inimmaginabili. E’ il villaggio dove vive Bill Gates, accumulando una fortuna di 55 miliardi di dollari a spese della manodopera costituita per un terzo da lavoratori a tempo determinato, e dove i rivali sono o incorporati nel monolite Microsoft oppure resi obsoleti dall’ultimissimo exploit nel campo del software. E’ il villaggio dove siamo davvero collegati fra noi da una rete di marchi, ma il lato non manifesto di questa rete rivela ghetti “firmati” come quello che ho visitato fuori Giacarta. IBM afferma che la sua tecnologia si estende in tutto il globo, ed è così, ma spesso la sua presenza internazionale si incarna nella manodopera a basso costo del Terzo Mondo che produce i chips per i computer e le risorse energetiche che fanno muovere le nostre macchine. Nelle periferie di Manila, per esempio, ho incontrato una ragazza di diciassette anni il cui lavoro consisteva nell’assemblare drive per Cd-rom dell’IBM. Le ho detto che ero colpita dal fatto che una persona tanto giovane potesse fare un lavoro di così alta tecnologia. “Montiamo computer”, mi ha risposto, “ma non sappiamo come funzionano”. Sembrerebbe che, dopotutto, il nostro non sia un pianeta così piccolo. […]
Naomi Klein Questo è solo una trafiletto del libro che sto leggendo…si intitola No Logo e sembra essere diventato una specie di manifesto per i no-global di tutto il mondo…di solito non mi faccio mai influenzare dalle recensioni trovate su internet perchè rispecchiano sempre una visione unilaterale delle cose…sicuramente la giornalista che l’ha scritto sa di cosa sta parlando ma generalizzare non è mai un bene.Aspetterò di finirlo per poi discuterne con chi è interessato.Intanto però essendo coperto da copyright non sono riuscita a scaricarlo dalla rete!!alla faccia delle biblioteche virtuali!!!!il mio prof. capirà il riferimento

3 Risposte to “No Logo”

  1. Naomi Klein nel suo No Logo cerca di metterci in guardia sul lavoro di “branding” (la creazione di un marchio efficace) da parte delle grosse aziende a discapito dei paesi disagiati. Il concetto di Logo è presente in ognuno di noi. Da quando facciamo la spesa al supermercato, con gli scaffali ordinati secondo un piano preciso, a quando andiamo in palestra, con la tuta “targata” in un certo modo o il sabato sera con la maglietta che raffigura l’omino che gioca a cricket. Sono i cosiddetti “bisogni indotti”.
    Io, multinazionale, creo un bisogno che tu, consumatore, non avresti e, attraverso l’attrattiva che ottiene una buona campagna pubblicitaria (mezzo di comunicazione), ti vendo il prodotto.
    se ti va continuiamo sull’argomento su http://www.showfarm.com/showfarmblog

  2. Beh sul fatto della globalizazione su alcuni punti sono daccordo le differenze sono belle, altrimenti ci troveremmo in un mondo tutto standardizzato (strano sentir dire questo da un fascistone vero?) cmq quello su cui non sono daccordo e non lo sarò mai sono gli attacchi verso bill gates e la microsoft! sarà ke sono nato sotto windows (che io per primo affermo essere pieno di difetti, a volte esasperanti), ma bill ha creato il futuro, ha creato una multinazionale che ha dato lavoro a migliaia di persone, nelle città satellite delle industrie microsoft vi vivono persone che non lo schifano per niente, il fatto ke gates abbia un patrimonio di 55 milioni di dollari gli permette di avere tutta la libertà che vuole, lui non è altro che una persona che ha creato un impero con il lavoro e se un concorrente non riesce a stare al passo non vedo per quale motivo lui dovrebbe rallentare, il futuro è inarrestabile, il web, la tecnologia è in continua evoluzione se non sei al passo scompari.
    L’unico rammarico che ho nei confronti di microsoft è che hanno davvero la possibilità di cambiare il mondo, ma per fini commerciali rallentano l’uscita delle loro scoperte! O magari invece di far uscire un sistema operativo pieno di bug potevano aspettare un paio di mesi e migliorarlo!
    In ogni caso Grande Bill continua così


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